Gestire la catena di fornitura come chiave per un futuro sostenibile
Dalla comprensione dell’incorporazione degli impatti alle ricerche sui nuovi principi contabili, la catena di fornitura diventa chiave per rendicontare le proprie emissioni. E intanto si affaccia la tassa sull’importazione.
Esiste una ragione concreta per la quale le aziende, in rapporto di fornitura con soggetti obbligati alla rendicontazione di sostenibilità, sono chiamate a raccogliere informazioni circa la propria impronta ecologica e sociale e a dotarsi di sistemi di controllo sempre più evoluti.
Questa ragione sta nell’assunto di fondo, comune ai principali sistemi regolatori sulla rendicontazione di sostenibilità, per il quale quando viene acquistato un bene l’acquirente incorpora nella sua organizzazione anche gli impatti generati dalla produzione di tale bene, siano essi positivi o negativi. Naturalmente, il dimensionamento degli impatti dipende dai sistemi produttivi ma anche dalle normative di riferimento in ambito ESG del Paese in cui beni e servizi vengono prodotti.
Lo stesso assunto di fondo è la base logica dell’applicazione della tassa all’importazione sui beni e prodotti fuori dallo spazio europeo (CBAM), argomento che approfondiremo in seguito.
Da un punto di vista quantitativo, le analisi che Atlante ha condotto sulle filiere dei propri clienti hanno confermato la bontà di questo approccio. Con particolare riferimento alla questione ambientale, in alcuni settori il livello di emissioni generate dalla catena di fornitura supera il 90% del totale delle emissioni incorporate nel prodotto finale.
Attualmente, le istituzioni sembrano prendere seriamente in considerazione di portare adeguamenti ai principi contabili....