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Gestione d'impresa 01 Ottobre 2021

I nuovi alfabeti? Incapaci di imparare, disimparare e reimparare

Nello sviluppo aziendale e personale, il cosiddetto "unlearning" guadagna sempre più importanza. Abbandonare conoscenze, soluzioni e procedure superate è un fattore chiave per evolversi.

La capacità di cambiare va allenata nel tempo: non basta una crisi per decidere di ribaltare l’apparato interno. Quella che oggi viene chiamata “nuova normalità” non deve diventare un nuovo passato. La falsa retorica che pone l’uomo al centro solo per ragioni di fragilità va abolita: al contrario, dev’essere una forma di ampliamento degli spazi cognitivi e di relazione. Affinché l’approccio possa ritenersi valido e attuale, la priorità delle competenze va rivista rimuovendo i retaggi su cui sono fondate per poi ricollocarle. Va bandita l’improvvisazione per apprezzare le inclinazioni, privilegiando un sistema basato sul merito e sulle pari facoltà. Serve il coraggio di compiere azioni che non siano solo una risposta al momento emergenziale, ma che portino a una vera metamorfosi. Le imprese devono prendersi cura degli individui, non soltanto ascoltarli, ma reclutarli. Il focus, ancora una volta, è la persona. Il primo responsabile della trasformazione è colui che accetta di non sapere e disimpara ciò che lo ha condotto fin lì, per ingaggiare persone che abbiano l’audacia di dire: “Ora si fa in un altro modo”. Chi amministra e dirige deve saper coordinare e tenere a bordo lo staff: nei momenti di instabilità, indecisione, complessità ed equivocità, l’Amministratore Delegato dev’essere anche il Direttore Emozionale e...

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