L’art. 6, c. 4, L. 27.7.2000, n. 212 (c.d. Statuto dei Diritti del Contribuente) recita testualmente che "Al contribuente non possono, in ogni caso, essere richiesti documenti ed informazioni già in possesso dell'amministrazione finanziaria o di altre amministrazioni pubbliche indicate dal contribuente. Tali documenti ed informazioni sono acquisiti ai sensi dell'articolo 18, commi 2 e 3, della legge 7 agosto 1990, n. 241, relativi ai casi di accertamento d'ufficio di fatti, stati e qualità del soggetto interessato dalla azione amministrativa”. Non basta? Sono sopraggiunte poi le semplificazioni Bassanini, Cassese e chi più ne ha più ne metta.
Come sia andata in effetti, e come vengano applicate queste norme, pare evidente da alcuni dati richiesti in sede di compilazione della dichiarazione dei redditi, tanto per fare alcuni esempi:
- indicazione dei contributi emergenza Covid erogati dall’Agenzia delle Entrate: i dati sono già in possesso dell’Agenzia delle Entrate; per i contributi erogati ad esempio dalla Regione, dovrebbe (!) esistere un “collegamento” tra Agenzia delle Entrate e Regione;
- indicazione del credito di imposta da riduzione accise: l’ammontare del credito è quantificato in base alla dichiarazione resa all’Agenzia delle Dogane, l’ammontare in compensazione del credito è desumibile dai modelli F24 in possesso dell’Agenzia delle Entrate (vedi l’art. 18, c. 2, L. 241/1990);
- indicazione del credito di imposta sulle locazioni da emergenza Covid: i dati sono esposti nel codice tributo indicato nei modelli F24 in possesso dell’Agenzia delle Entrate, così come quelli derivanti da sanificazione e acquisto di materiali per l’emergenza sanitaria;
- indicazione del credito di imposta per adeguamento tecnologico dei misuratori fiscali: i dati sono esposti nel codice tributo indicato nei modelli F24 in possesso dell’Agenzia delle Entrate.
Non è logico che gli imprenditori siano sottoposti ad obblighi per i quali la Pubblica Amministrazione, se solo volesse, potrebbe adempiere in proprio: obblighi che poi sono contrari alla legge e di solito, quando si contravviene alla legge, la naturale conseguenza è quella di essere puniti. Sta di fatto che nessun ordine professionale, nessuna associazione di categoria ha avanzato i dubbi di cui sopra, tutti occupati, sembra, a chiedere una semplificazione, quando si finge di ignorare la mancata attuazione di quelle precedenti, delle quali sembra si siano tutti scordati. Salvo poi inneggiare alla digitalizzazione e all’intelligenza artificiale, considerato che la normale intelligenza sembra essere in via di estinzione.
