Mentre in Italia si discute di concessioni balneari e riforma catastale, è utile una riflessione sull’utilità di uno strumento che ha origini molto remote. Nonostante la parola sia di origine greca, il primo esempio si fa comunemente risalire a 6.000 anni fa quando il re Shulgi, sovrano della città-Stato di Ur, in Mesopotamia, ideò il primo catasto generale usato appunto per calcolare le tasse e le imposte del regno. È accertato che stime dei terreni erano effettuate in Egitto, all'epoca dei faraoni. A sua volta, il Libro di Giosuè della Bibbia ci tramanda la più autorevole descrizione delle operazioni, che richiese 3 giorni.
Eppure, i Governi di oggi hanno in gran parte dimenticato l'importanza di un accurato inventario dei loro beni. Questo problema, radicato nei sistemi di contabilità, impedisce la valutazione e gestione efficiente del patrimonio. Se pensiamo alle attività “commerciali” pubbliche, definite come tutte le attività in grado di generare reddito se gestite professionalmente (porti, immobili, terreni, metropolitane, servizi pubblici, ecc.), si tratta forse del segmento di ricchezza più grande del mondo e tra i meno conosciuti.
Sebbene questi beni siano di proprietà pubblica, anche i Paesi più aperti e democratici offrono poca governance formale, supervisione o responsabilità e pochi fanno uno sforzo serio per registrare e valutare...