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Consulenza aziendale, commerciale e marketing 23 Settembre 2026

Il cliente ha corretto il parere e adesso tocca a me

Il parere esce dallo studio, passa dentro un chatbot e torna indietro con 12 osservazioni ordinate e cortesi. Alcune sono giuste, altre citano norme che non esistono e distinguerle costa più tempo che scrivere il parere.

Un utente di Linkedin, qualche giorno fa, poneva proprio questo tema: chi paga al professionista il tempo impiegato per confutare le correzioni da parte del cliente che ha sottoposto il parere alla “sua AI”? Si tratta del principio di Brandolini, informatico italiano, che nel 2013 affermò che l'energia e il tempo necessari a confutare una sciocchezza sono di un ordine di grandezza superiore a quelli necessari a produrla. L'aveva pensato per i dibattiti in rete, dove la simmetria tra chi afferma e chi smentisce non è mai esistita. Non poteva immaginare che il principio si sarebbe applicato con precisione chirurgica alla posta in arrivo di uno studio professionale.Il quadro è classico e ahimè fin troppo noto: redigiamo un parere o una risposta a un quesito e dopo 2 giorni riceviamo un allegato di 4 pagine con 12 osservazioni numerate, ciascuna con il titolo del punto contestato, la spiegazione del presunto errore e la soluzione proposta con persino la postilla del cliente che scrive di aver voluto approfondire con la speranza di esserci utile. Quello che segue è un film già visto: delle 12 osservazioni, 4 sono pertinenti, le altre 8 sono un campionario di interpretazioni ministeriali, un comma citato con il numero sbagliato, una massima di legittimità riportata alla lettera e appoggiata a un numero di sentenza che appartiene a tutt'altra materia.Il problema è che quelle 8 osservazioni sono confezionate benissimo: tono corretto, struttura ordinata, cortesia...

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