Economia 29 Maggio 2019

Il cortocircuito dell'evasione istituzionalizzata


Lo dice anche Ferruccio De Bortoli, nel suo ultimo libro, che c’è qualcosa che non va nei conti italiani. Dalla sua analisi risulta che ci sono 80 miliardi all’anno di pagamenti in nero che sfuggono alla tassazione. Su 100 euro di reddito se ne perdono 30. Gli italiani a Irpef zero sono 13 milioni. Il 45% dei contribuenti, che vale per il 4% dell’Irpef totale, è al di sotto dei 15.000 euro. Tra i 15.000 e 50.000 euro troviamo il 50% delle dichiarazioni che costituiscono il 57% dell’Irpef totale. E si badi bene, secondo l’Istat per ogni 100 euro dichiarati se ne spendono 111. Come è possibile? È un miracolo. E noi italiani sappiamo fare i miracoli. Si perdono investimenti pubblici che potrebbero rilanciare l’economia in un circolo virtuoso. Per non parlare poi del senso di giustizia che proverebbero i milioni di contribuenti onesti che soffrono la concorrenza di chi evade. Ho sempre pensato che se riuscissimo a contenere l’evasione fiscale anche solo del 50% rispetto a quella attuale, potremmo essere lo Stato più ricco del mondo. Non è un caso, infatti, se di fronte al debito pubblico più alto abbiamo anche il più alto ammontare di risparmio privato. Facciamo sempre più fatica a cedere i nostri soldi allo Stato, alla destinazione di servizio pubblico. È certo che i frequenti episodi di corruzione non aiutano a incrementare la fiducia in una solerte ed efficiente...

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