Non ci si può stupire più di tanto del crescente divario tra Europa e Italia. Per carità, non sto parlando di politica, di leggi di bilancio, di parametri, di debiti e di Commissione Europea. Faccio riferimento a problemi concreti, a dati che stupiscono e indignano per un istante che poi sono subito dimenticati e mai utilizzati per le decisioni.
Prendo i dati della disoccupazione giovanile, problema mai veramente affrontato in modo organico.
L'Istat ha calcolato nel 31,8% il tasso di disoccupazione nella fascia di età 15-24 anni al luglio 2018: la media in Europa è del 15% ed è il valore più basso degli ultimi 10 anni.
Se guardiamo l'altro lato del problema, il tasso di occupazione, la fascia di età 15-24 in Italia mostra un valore del 17,7% contro il 29,6 in Francia, il 45,7 in Germania e il 63,9 nei Paesi Bassi.
Nella fascia di età 25-34 il tasso di occupazione è calato in Italia dal 70,1% del 2007 al 61,3 del 2017, perdendo 1,5 milioni di posti di lavoro in un decennio.
Sono differenze enormi, che segnalano cause strutturali, oltre a indifferenza o incapacità di affrontare uno dei problemi cruciali del Paese.
È chiaro che una delle cause principali della difficoltà di inserimento nel mondo del lavoro delle giovani generazioni sta nella debole crescita economica, con un aumento del Pil, negli ultimi anni, che definire asfittico è un eufemismo, se rapportata...