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IMPOSTE E TASSE 14/10/2021

Il mercato dei crediti d'imposta da Decreto Rilancio

E' consentita la cessione di alcuni crediti di imposta prevalentemente legati agli interventi edilizi. Si è quindi creato un mercato che sta consolidando i suoi presupposti in un percorso che mira alla piena efficienza.

Il Decreto Rilancio (art. 121) ha intaccato il tabù legato alla libera circolazione tra privati dei crediti fiscali. La circolazione dei crediti fiscali, oltre a porre problemi di controllo non indifferenti, è malvista dalle autorità finanziarie in quanto rappresenta una forma anomala di creazione di moneta. Alcuni ritengono che la massa di crediti fiscali in circolazione debba essere conteggiata all'interno del debito pubblico.
Il meccanismo, che il Decreto Rilancio ha ampliato sulla spinta dell'emergenza sanitaria, è semplice. In sostanza, le classiche detrazioni fiscali (in 1, 5 o 10 anni) si trasformano in credito di imposta che può essere ceduto alle banche o ad altri investitori, diventando subito moneta da spendere per pagare gli interventi agevolati o altro.
Il principe degli interventi agevolati liberamente cedibili è il superbonus 110%, ma sono parimenti cedibili i crediti derivanti dagli altri interventi edilizi, nonché il bonus vacanze, quello per spese di sanificazione e acquisto di DPI, il bonus per l'adeguamento degli ambienti di lavoro e quello per i canoni di locazione.

Il legislatore ha ben ragionato sulla cedibilità dei crediti d'imposta imponendo un controllo in sede di formazione del credito, basato sul visto di conformità, ma liberando poi il cessionario dalla responsabilità sulla bontà del credito. In questo modo il rating del credito non risente della posizione del primo cedente.
Inoltre, tutta la storia dei crediti è inserita in una piattaforma telematica gestita dall'Agenzia delle Entrate. In tal modo, la tecnologia garantisce l'efficienza della circolazione dei crediti.

Complice la situazione dei tassi di interesse, questo mercato sta diventando sempre più appetibile, al punto che la gran parte delle banche è disposta a pagare i crediti da superbonus in percentuali superiori al valore nominale della spesa. Il mercato è appetibile anche ad altri investitori e si segnalano addirittura meccanismi di asta tramite portali dedicati.
Questi ingredienti stanno favorendo la proliferazione di piattaforme, in molti casi fondate da commercialisti, che favoriscono lo scambio dei crediti tra singoli contribuenti e investitori anche non istituzionali. Insomma, non c'è ancora una borsa dei crediti fiscali, ma se continuerà la possibilità di cedere i crediti, potremmo rapidamente avvicinarci a un modello simile.

Vale la pena ricordare che, in ultima analisi, i crediti di imposta circolanti sono destinati a essere spesi in compensazione dalle imposte dell'ultimo acquirente. La compensazione, per evidenti motivi di logica legislativa, non è soggetta ad alcun limite annuale, se non quello intrinseco legato alla capacità fiscale dell'utilizzatore. È altrettanto evidente che l'ultimo acquirente, se dovesse trovarsi in una situazione di incapienza al momento della maturazione, potrebbe cedere ulteriormente il credito e non dovrà necessariamente aspettare.
Lungi da noi azzardare valutazioni sulla sostenibilità di questo sistema per la finanza pubblica. Dobbiamo però sottolineare che l'intervento del legislatore dell'emergenza ha creato enormi opportunità per il Paese e che il lavoro di banche, commercialisti, informatici, e della stessa Agenzia delle Entrate sta contribuendo a portare efficienza ed in ultima analisi un grande slancio al PIL. Sarebbe, quindi, auspicabile il consolidamento giuridico del mercato della cessione dei crediti.