- Nella prima, l’incaricato chiede solamente se può passare davanti.
- Nella seconda, l’incaricato chiede se può passare davanti poiché rischia di perdere un treno.
- Nella terza, l’incaricato chiede se può passare davanti poiché “devo assolutamente fare 10 fotocopie, ma solo fronte/retro”.
- Nel 1° caso, ben pochi lo fanno passare davanti, meno del 10%.
- Nel 2° caso (la motivazione del treno), circa l’83% lo fa passare.
- La cosa stupefacente la troviamo nel 3° caso: la metà delle persone lo fa passare (53%) anche se la motivazione (fare fotocopie fronte/retro) è assolutamente inconsistente. In teoria, avrebbe dovuto dare lo stesso risultato statistico del 1° caso, cioè meno del 10%.
Nei casi esposti, un fattore fondamentale è l’immediatezza della risposta: l’incaricato fa la richiesta e l’interlocutore “deve” dare una risposta immediata.
Come ci ha insegnato il noto psicologo Daniel Goleman nei suoi tanti libri e saggi sull’Intelligenza Emotiva, la prima risposta che diamo a uno stimolo esterno è emotiva, istintiva. La risposta razionale arriva in un secondo tempo.
Su questo principio sono basati tanti processi di comunicazione persuasiva: pubblicità, marketing, trattative di compravendita.
Vorrei ricordare che usare la psicologia per essere convincenti non è reato: dipende da cosa viene proposto e da chi ne trae vantaggio. Un commercialista che cerca di convincere un cliente a non evadere le tasse, o a tenere più ordinata la contabilità, fa un'azione più che corretta.
Come si può concretamente applicare questo principio nella comunicazione tra professionista e cliente? Intanto fornendo sempre un motivo per il quale si fa una richiesta, possibilmente razionale. Ovvio, direte voi. In realtà non è così ovvio: molte richieste vengo fatte dando per scontato che il motivo sia chiaro all’interlocutore.
Ecco un esempio: “Signor Rossi, può portarmi quei documenti entro questa settimana?”. Rossi potrebbe avere altri impegni o non capire se è urgente o meno. E il disguido è dietro l’angolo, con tutta la polemica che potrebbe seguire.
- Si poteva dare un motivo oggettivo, se c’era: “Signor Rossi, può portarmi quei documenti entro questa settimana? Così eviteremo ritardi con l’Agenzia delle Entrate”.
- Oppure anche un motivo “virtuale”: “Signor Rossi, può portarmi quei documenti entro questa settimana, così l’impiegata riesce ad archiviarli meglio?”
In teoria dovremmo abituarci a individuare una motivazione e a comunicarla sempre; il buon senso pratico ci suggerisce di cercarla ed esprimerla almeno nelle situazioni importanti o potenzialmente conflittuali: aumenti annuali di parcella, proposta di servizi aggiuntivi, solleciti di pagamento, descrizione di azioni da far svolgere o da non far svolgere al cliente.
