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Pratica professionale 03 Agosto 2026

Il professionista e la cantina

Una e-mail rabbiosa diventa il travaso di un vino torbido: se reagisci, la feccia sale; se attendi, si deposita. Nel silenzio nasce la limpidezza. Così, prendendo tempo, il confronto si trasforma e rivela una lezione antica.

Durante un recente seminario ho proposto ai colleghi un piccolo “esperimento tratto dalla realtà quotidiana”. Ho proiettato una slide con il testo di una e-mail volutamente provocatoria che avevo ricevuto una settimana prima. Qualcosa che in questo periodo ti sarà certamente familiare: “Sono l’ingegnere Leonardo da Vinci, figlio della dottoressa Monna Lisa. Contesto il calcolo dell’Irpef da versare, che ritengo eccessivo. Inoltre, 14 giorni di preavviso per comunicare a mia madre l’importo delle imposte da versare è un termine irrisorio. Abbiamo già richiesto chiarimenti: chiediamo maggiore collaborazione e comprensione. Nei prossimi giorni Vi contatterò personalmente per affrontare la questione”.Ho chiesto ai presenti, e ora lo chiedo anche a te, come avrebbero reagito a un messaggio così intriso di tensione, al vetriolo, direi. La maggior parte ha risposto con irritazione, convinti che bisogna parare qualunque attacco con un contrattacco. Una reazione comprensibile: quando veniamo criticati, l’indole primordiale ci spinge a difenderci attaccando. Ma l’istinto, da solo, raramente è un buon consigliere. Per spiegare la mia posizione, ho dovuto riavvolgere il nastro della memoria e tornare indietro nel tempo a una cantina della mia infanzia. Una grotta fresca, scavata nella terra, dove mio nonno mi portava durante il travaso del vino. Il mio ruolo era quello di “reggere l’imbuto”. A volte si intorbidiva perché la feccia risaliva, il colore...

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