I romantici visionari che, pur essendo in possesso di partita Iva, pagano le tasse e i contributi fino all'ultimo centesimo fanno parte, a pieno titolo, della platea vasta, ma non vastissima, di chi, allo Stato, non deve niente. Ebbene, hanno pieno diritto nel ritenere i condoni altamente “diseducativi”, usando un eufemismo, poiché sicuramente penalizzano e mortificano i contribuenti onesti. Questo, però, non necessariamente significa che i “beneficiari” siano sempre e comunque disonesti e/o evasori incalliti. Non raramente, infatti, le cartelle riguardano accertamenti palesemente infondati o sono inesigibili, a causa delle pastoie burocratiche o dell'inefficienza della macchina della riscossione o, ancora, sono riferite a sanzioni o multe oggettivamente sproporzionate in rapporto alla violazione contestata.
Prima di entrare nel merito del condono previsto dal Decreto Sostegni, invito a leggere quello che ho vissuto come esperienza diretta (ossia come consulente di un contribuente destinatario di una cartella “pazza”) per capire come si sono formate alcune assai fantasiose pretese di recupero. Ebbene, omettendo per ovvie ragioni di riservatezza l'identità del contribuente, sto parlando (valori in lire) di una cartella di lire 1.987.996.000 (sì, quasi 2 miliardi!), a fronte di un importo effettivamente dovuto di 896.000 lire. Si trattava dell'imposta sul patrimonio netto delle imprese (D.L....