Cosa vende lo studio professionale? Consulenza, competenza, elaborazione dati, un paziente orecchio per i clienti. Esiste però una lente capace di ricondurre le attività a un comune denominatore misurabile e confrontabile: il tempo.
Niente di nuovo forse, ma la grande maggioranza degli studi non utilizza un sistema di timesheet e i pochi che lo fanno, tendono a utilizzarlo per valorizzare le attività, senza cogliere il potenziale gestionale che invece esprime.
Cosa frena questa iniziativa? Il primo elemento che agisce da forte disincentivo è che si è rotta la consequenzialità tra ore dedicate al lavoro e compenso economico: infatti il mercato oggi lavora prevalentemente a forfait. Quindi, anche a fronte di una struttura diligente nel rendicontare le ore, i mille dubbi su come valorizzarle fanno si che il timesheet ricopra spesso la triste funzione di rammaricare il titolare, cosciente delle difficoltà nel sensibilizzare il cliente.
Altra difficoltà fondamentale è la “digeribilità” del sistema di rilevazione dei tempi per la struttura che, se non adeguatamente coinvolta, rischia di percepirlo come un controllo del proprio operato.
Terzo aspetto è la fruibilità del dato poiché, senza termini di paragone (benchmark) i dati consuntivi dei tempi sono difficilmente interpretabili e potenzialmente fuorvianti. Infatti, si rischia di confondere le “dispersioni” causate...