Consulenza aziendale, commerciale e marketing
19 Ottobre 2026
Il timoniere sotto pressione: come non perdere la rotta
Non è possibile eliminare la pressione dal lavoro di chi dirige uno Studio. Si può però evitare che diventi nervosismo, risposte brusche e tensioni interne, imparando a distinguere le urgenze, delegare e gestire meglio le relazioni.
La giornata del “capo” raramente coincide con quella programmata. Ci sono clienti da seguire, adempimenti da rispettare, pratiche da controllare e decisioni da prendere. Poi, secondo la nota Legge di Murphy (“Se qualcosa può andar storto, lo farà”), arrivano gli imprevisti: un collaboratore malato, una parcella contestata, un software che si blocca. E l’agenda giornaliera, preparata con cura, diventa improvvisamente poco più di un promemoria. Fin qui, nulla di nuovo: fa parte del lavoro.Ma c’è un aspetto spesso sottovalutato: a chi guida la struttura non si chiede soltanto di risolvere problemi, si chiede anche di trasmettere sicurezza, dare indicazioni chiare, mantenere la calma e creare le condizioni perché gli altri lavorino bene.La prima cosa che questa pressione accumulata modifica, evidente a tutti, è il suo modo di comunicare.Una domanda innocente viene percepita come un’interruzione, un errore diventa occasione per una reprimenda, una richiesta del cliente provoca una risposta brusca.Probabilmente il titolare ha ragione nel merito, ma la perde nel modo in cui reagisce. E i collaboratori, per evitare discussioni, cominciano a fare meno domande, a nascondere le difficoltà o a rimandare le comunicazioni scomode: esattamente il contrario di ciò di cui uno Studio ha bisogno.Non è realistico pretendere di eliminare il carico mentale o la pressione. Chi ha scelto di dirigere uno Studio ha scelto anche di assumersi responsabilità non sempre...