- da un lato, la scelta dei canali e degli intermediari attraverso i quali far arrivare il prodotto al consumatore;
- dall’altro, l’organizzazione e la gestione della forza vendita.
In questi anni, grazie alla globalizzazione e al sempre più veloce interscambio di informazioni (Internet, web, social), i venditori devono adeguarsi rapidamente ai cambiamenti e saper osservare gli accadimenti “dall’alto”, con una visione più strategica e a lungo termine.
In pratica, il “bravo improvvisatore”, "l’affabulatore”, il “tattico” sono figure destinate all’estinzione professionale, a meno che non approfondiscano le conoscenze più aggiornate di marketing e le applichino al loro rapporto diretto con il cliente.
Si assiste a una sempre più crescente segmentazione e parcellizzazione dei mercati, aumenta la richiesta di prodotti specialistici e personalizzati, le forme di pagamento si sono evolute. All’acquirente non è più sufficiente entrare in possesso di un prodotto e delle sue qualità tecniche: richiede soprattutto servizi che soddisfino le sue esigenze e che gli consentano di utilizzare al meglio i prodotti oppure di rivenderli con facilità.
È chiaro che la modifica più evidente che si rende necessaria all’interno dell’impresa è il legame con i venditori: la forza commerciale deve essere sempre più integrata e uniformata alla cultura dell’impresa, al marketing aziendale, alla comunicazione del marchio e della filosofia aziendale. Su quali leve si deve far forza per ottenere ciò?
Esistono 2 vie che si offrono all’azienda per rendere più funzionale ed integrata la rete di vendita:
- formazione;
- orientamento alla marginalità.
La formazione diventa indispensabile innanzitutto dal punto di vista del mercato e delle differenti esigenze dei singoli clienti.
Con una formazione specialistica di marketing, oltre ad aumentare la professionalità e il senso di appartenenza dei venditori all’azienda, si aumenta la coerenza dei loro comportamenti davanti ai clienti in modo da rendere uniforme e stabile l’immagine societaria.
Un ulteriore strumento a disposizione delle aziende per cercare di aumentare il senso di appartenenza dei venditori all’impresa è rappresentato da una più accurata gestione delle politiche orientate alla marginalità. Va bene aumentare clienti, vendite e fatturato, ma quello che davvero fa vivere le imprese è il margine.
Il premiare in misura proporzionale al fatturato a volte spinge chi vende a privilegiare il prodotto più richiesto. La paura di perdere clienti fa aumentare l’impegno economico (sconti) e il tempo dedicato a chi ci dà poca marginalità. Magari togliendo questo tempo a clienti fedeli che possono sentirsi trascurati e alzare il tasso di abbandono.
Bisogna motivare i venditori e i loro dirigenti a ragionare non più in termini di ricavo, ma soprattutto di “redditività” o “margine di contribuzione”, in altre parole, al netto dei costi che anch’essi concorrono a generare.
Ovviamente, il Venditore-Uomo di marketing non dovrà dimenticare le proprie doti personali nel gestire i rapporti umani: sono un aspetto primario del ruolo del venditore e, spesso, vincente.
