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Imposte e tasse 14 Settembre 2023

Imposizione tributaria sui dividendi esteri: il caso USA-Italia

Il carico fiscale sui dividendi di derivazione estera cambia in base alla tipologia del percipiente, al Paese della fonte del reddito e alle norme convenzionali previste nei trattati contro le doppie imposizioni.

Secondo l'art. 44 del Tuir, i dividendi rientrano nei redditi di capitale se possiedono alcune caratteristiche specifiche. Rispetto alla tempistica del loro riporto nel Modello Redditi occorre fare riferimento al momento della percezione, ossia al principio di cassa. Il Paese dal quale proviene il dividendo ne caratterizza la relativa imposizione tributaria. Infatti, un dividendo proveniente da un Paese inserito nella cosiddetta black list subisce una tassazione diversa rispetto ad un dividendo che proviene da una nazione a fiscalità ordinaria. Usualmente, i dividendi di derivazione estera subiscono una prima ritenuta d'acconto nel Paese della fonte, per poi subire una seconda ritenuta a titolo di acconto da applicarsi sul cosiddetto “netto frontiera”. Dal 2018 le caratteristiche della tassazione sui dividendi sono cambiate anche per via dell'eliminazione della differenza tra dividendi derivanti da partecipazioni qualificate e dividendi derivanti da partecipazioni non qualificate. Per quanto riguarda la prima ritenuta applicata dallo Stato della fonte, occorre tenere presenti le disposizioni convenzionali inserite nel relativo trattato contro le doppie imposizioni stipulato dalle nazioni coinvolte. Nel caso di dividendo derivante dagli Stati Uniti, il trattato prevede una ritenuta alla fonte del 15%. Nel 2022 la Cassazione ha sancito la conversione della ritenuta nel Paese della fonte in credito di imposta per il percipiente (sentenza...

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