L'azienda truffata dal proprio dipendente può contare sulla comprensione del Fisco o sarà ulteriormente punita? È questa la domanda che si è posta una società, imbrogliata da un proprio collaboratore (agente), che si è rivolta all'Agenzia delle Entrate con l'interpello 7.08.2019, n. 331. L'agente disonesto segnalava vendite fittizie al preponente con la consegna presso clienti ignari, salvo poi impossessarsi della merce che veniva rivenduta in nero dallo stesso agente. Ma questa è un'altra storia. Per tali ragioni il preponente, in buona fede, emetteva fatture ai clienti ignari che, ovviamente, disconoscevano gli acquisti.
Un bel danno per il fornitore che, oltre a perdere la merce e i relativi crediti, aveva anche pagato l'Iva. La società aveva diligentemente tentato in via giudiziale il recupero del credito dal truffatore, ma senza esito. Da ciò la domanda al Fisco rivolta a ottenere il consenso all'emissione di una nota di credito ex art. 26. La norma consente il recupero dell'Iva quando l'operazione viene meno in tutto o in parte in conseguenza di dichiarazione di nullità, annullamento, revoca, risoluzione, rescissione e simili, nonché per mancato pagamento in tutto o in parte a causa di procedure concorsuali o di procedure esecutive individuali rimaste infruttuose.
Ebbene, l'Agenzia afferma che quando il passaggio di proprietà avviene senza...