La Cassazione ritiene necessaria la verifica delle giustificazioni delle operazioni bancarie per superare la presunzione legale di maggiore redditività.
In materia di imposte sui redditi, la presunzione legale di maggiore redditività non dichiarata, desumibile da operazioni bancarie di versamento di cui all'art. 32 D.P.R. 600/1973 non riguarda esclusivamente i soli titolari di reddito d'impresa o di lavoro autonomo, ma si estende alla generalità dei contribuenti. È quanto è emerso dalla sentenza della Cassazione 28.10.2020, n. 23799.
La presunzione, in quanto relativa, ammette la prova contraria in ordine all'effettiva non disponibilità delle somme ovvero alla fonte non reddituale o esente da imposta o, ancora, alla sottoposizione a tassazione delle movimentazioni sospette oggetto di contestazione. Tutto risale a un avviso di accertamento emesso nei confronti di un contribuente dipendente ministeriale, a seguito di indagini bancarie, dalle quali erano emerse diverse movimentazioni di rilevanti importi che, secondo l'Agenzia delle Entrate, non trovavano riscontro nell'attività di funzionario del Ministero dell'Interno. L'Amministrazione aveva contestato un presunto maggior reddito non dichiarato e, conseguentemente, aveva recuperato a tassazione maggiori importi a titolo di Irpef, Irap e Iva, ai sensi del combinato disposto degli artt. 32 e 39 D.P.R. 600/1973. Parallelamente, a carico del contribuente era stato contestato il reato di bancarotta fraudolenta nell'ambito di un procedimento penale instaurato per l'attività svolta presso una...