Un costruttivo scambio potrebbe essere di supporto per recepire gli orientamenti fissati dalla recente riforma e per elaborare strumenti in grado di far emergere tempestivamente lo stato di difficoltà.
La riforma Rordorf definisce la crisi d'impresa come uno stato di difficoltà economico-finanziaria che aumenta la probabilità di insolvenza e si manifesta come un'inadeguatezza dei flussi di cassa a fronte alle obbligazioni pianificate. Il legislatore ha chiarito e ribadito che le grandezze rilevanti per l'emersione tempestiva della crisi devono essere future e non ricavabili semplicemente dalle rilevazioni contabili che, per loro natura, riguardano eventi aziendali già accaduti; la rilevazione dello stato di crisi deve essere quindi basata su dati previsionali, caratterizzati da un elevato grado di incertezza.
Nell'ambito della riforma sono stati individuati e inseriti indicatori tipici da utilizzare per monitorare l'andamento dell'impresa e come ben noto è stato demandato al Consiglio nazionale dei dottori commercialisti il compito di elaborare gli indicatori standard; tuttavia, in aggiunta alle precedenti tipologie, è stata data la possibilità alle imprese di impiegare indici di allerta personalizzati che siano idonei a fornire previsioni quanto più possibile attendibili circa l'evoluzione in prospettiva della situazione economico-finanziaria dell'impresa.
Questo cambio di prospettiva, dalla rilevanza storica (backward looking) a quella prospettica (forward looking), può avere un impatto assai rilevante sugli assetti organizzativi delle imprese e può presentare difficoltà...