Le opinioni sono opinioni, i fatti sono fatti. In realtà, la vita relazionale di tutti i giorni presenta scenari diversi. Provate a pensare quante volte avete trovato obiezioni su fatti oggettivi, dimostrabili. E di fronte avevate un essere umano, pensante e scolarizzato. Facciamo un esempio. Sicuramente avete presente l'App “IMMUNI”, l'applicazione studiata per tracciare i contatti positivi al Covid. Molto contestata, fonte di scontro non solo tra forze politiche ma anche tra amici, familiari e conoscenti. Il punto più discusso e contestato non è sulle opinioni: giusta, sbagliata, funziona, non funziona, inutile e altre fonti di contrasto. Sono tutte opinioni e, in quanto tali, frutto di libere convinzioni personali.
Il punto più discusso è la privacy, il trattamento dei dati sensibili di chi la scarica. Bene: decine di tecnici e ingegneri informatici, anche contrari all'utilizzo dell'App per i motivi sopra citati, hanno fornito documenti scientifici che dimostrano come le persone non debbano inserire dati personali sensibili, nè vengano tracciati gli spostamenti o le scelte individuali per i consumi. Addirittura, sul web troverete una tabella che confronta i dati gestiti da IMMUNI e quelli gestiti dai motori di ricerca (Google, Yahoo, ecc.) o dai social (Facebook, WhatsApp, Instagram e le App più diffuse). IMMUNI è in assoluto la meno invasiva di tutte.
Niente da fare, veniva negata l'evidenza dei dati.
Sia chiaro: è più che lecito che una persona decida di non scaricare IMMUNI, è una libera scelta. Ma negare fatti conclamati, sostenere con forza che i dati fossero tracciati e venduti a potenze straniere, lascia molto perplessi. Le “prova del 9” è arrivata con la App “IO”, quella attuale del Cashback. Dalla data del 7.12.2020, in una settimana sono circa 8.000.000 gli utenti che l'hanno scaricata, sia pure a fatica dato il grande numero di richieste di download. L'App IMMUNI, in 6 mesi, è stata scaricata da circa 9.900.000 di italiani. Verrà superata da IO entro brevissimo tempo. Anche in questo caso, non entro nel merito dell'utilità di IO o del confronto tra due App diverse per spirito, motivazione e modalità, ma mi focalizzo solo sul discorso “Privacy”.
Le stesse persone che negavano l'evidenza dei dati sensibili di IMMUNI, ora inseriscono in IO i dati della carta di credito e il proprio IBAN, oltre ai dati personali.
Se provate a far notare questa “incoerenza” sui dati sensibili, la quasi totalità delle risposte negherà i fatti,con varie motivazioni, dal “Si, ma...” al “I dati sono falsati”, passando per “Non mi fido di nessuno!”. Il problema non è il fatto oggettivo, facilmente dimostrabile, ma è il “come il singolo si rapporta a quel fatto”. Perché accade questo?
Quando una persona deve cambiare opinione, psicologicamente deve distruggere il suo insieme di idee, di principi, di valori, di ideali, sui quali ha basato molti anni della sua vita. Inoltre, noi siamo animali sociali e il contesto nel quale viviamo ci influenza pesantemente: se i nostri amici sostengono che il sole gira attorno alla terra, negandolo saremo isolati. Quindi, far emergere la verità, fornire i fatti, può non bastare: cambiare idea è doloroso.
Il marketing lo sa bene; infatti, la comunicazione pubblicitaria ai clienti non si appella ai fatti, ma alle emozioni. E chi vende lo sa bene: di fronte ad un acquisto fatto palesemente a un costo esagerato, il compratore difficilmente lo ammetterà: cercherà tutte le giustificazioni (scuse) per confermare sé stesso.
