La riforma fiscale realizzerà gradualmente, partendo da società di persone e associazioni tra professionisti, il superamento dell’Irap. I miliardi persi dalle Regioni saranno rimpiazzati da una sovraimposta di più semplice gestione.
La riforma fiscale (L. 111/2023) non poteva trascurare l’Irap che, infatti, occupa per intero l’art. 8.
Fino al 1997 la normativa italiana includeva un numero di balzelli in parte relativi ai redditi, quale l’ILOR, e in parte relativi al costo del lavoro. L’Irap ha sostituito parte di queste voci e si è subito presentata come un’imposta sul reddito piuttosto strana. Essa, infatti, si applica a una riga di bilancio che comprendeva, inizialmente, oneri finanziari e redditi da lavoro dipendente. Oggi il peso dell’imposta su questi fattori si è attenuato, ma rimane un’enorme complessità nella gestione.
Non è, quindi, un caso che da più parti sono piovute richieste di cancellazione tout court o di sostituzione con una addizionale Ires. La ragione fondamentale per cui l’Irap è sopravvissuta, finora, è legata al gettito (destinato alle Regioni) che nel 2022 ammontava a ben 28,7 miliardi di euro.
La delega, pertanto, non prevede la cancellazione ma il superamento graduale dell’imposta. La priorità è riservata alle società di persone e alle associazioni senza personalità giuridica costituite tra persone fisiche per l’esercizio in forma associata di arti e professioni. Per vederne la cancellazione, le società di capitali dovranno quindi attendere.
Questo “superamento”, su base macro dovrebbe andare a vantaggio solo della...