Ormai è un’ossessione la caccia all’imponibile, tra super sconti per impatriati, lettere di compliance e annunci di pace fiscale eterna, senza tuttavia mai sconfinare nella parola “condono” che non suona bene e non è politicamente corretta. Da recenti stime sembra che gli italiani residenti all’estero, iscritti regolarmente all’AIRE, superino quota 5 milioni. Il Governo le sta proprio tentando tutte pur di far rientrare i “cervelli” fuggiti dal Bel Paese. Con il decreto Crescita, recentemente convertito in legge, sono state potenziate le agevolazioni per attrarre il capitale umano ovvero attirare gli italiani (ma non solo) che sono stabiliti oltre frontiera e che potrebbero essere tentati di entrare o tornare in Italia sfruttando l’opportunità di una tassazione molto appetibile. Le disposizioni in rassegna non hanno il solo obiettivo di agevolare cittadini italiani espatriati, ma anche attrarre soggetti stranieri che producono redditi in Italia e che vi trasferiscono la residenza.
Gli artt. 5 e 5-bis, D.L. 34/2019, convertito in L. 28.06.2019 n. 58, trattano delle agevolazioni in commento, partendo da quella prevista per i c.d. lavoratori impatriati (art. 5, cc. 1 e 2). I redditi di lavoro dipendente e assimilati, nonché i redditi di lavoro autonomo prodotti in Italia dai soggetti che trasferiscono la residenza nel territorio dello Stato, sono imponibili nei limiti del 30% (10% se si...