Partiamo da una considerazione: il sistema sanzionatorio italiano non è nato con l’obiettivo di rispettare il criterio di proporzionalità spesso invocato. Il sistema non reagisce con proporzionalità alle violazioni ma colpisce gli errori, a volte indiscriminatamente, disinteressandosi dell’effettivo pericolo per l’Erario. Tipico esempio è la detrazione di IVA addebitata per errore. Solo un coraggioso emendamento alla legge di Bilancio 2018 è riuscito a modificare l’art. 6, c. 6 D.L.gs. 471/1997 (che prevedeva la sanzione del 90% per la detrazione dell’IVA addebitata per errore dal fornitore) e a ripristinare in alcuni casi la detrazione.
La nuova norma fa salva la sanzione proporzionale per i casi più gravi, ossia quelli che si inseriscono in un quadro frodatorio basato essenzialmente sul mancato assolvimento dell’imposta da parte del fornitore. Ma se il fornitore ha correttamente assolto l’imposta esposta in fattura, perché impedire al suo cliente la detrazione e addirittura sanzionarlo per evasione fiscale? Certo, una soluzione ci sarebbe: il Fisco dovrebbe rimborsare l’imposta al fornitore e questo dovrebbe restituirla al cliente (art. 30-ter D.P.R. 633/1972). La soluzione, però, non è pratica sia perché i tempi del rimborso in Italia sono eterni, sia perché il cliente verrebbe comunque sanzionato e potrebbe anche faticare a ottenere dal fornitore...