Agli albori del commercio elettronico, oltre 20 anni fa, gli esperti di tutte le nazioni riuniti alla conferenza di Ottawa concordavano sul principio di neutralità fiscale dei prodotti rispetto al mezzo di fruizione (tradizionale o elettronico). Il principio trova un esempio illuminante nel trattamento riservato a libri e giornali cartacei rispetto ai corrispondenti formati elettronici, ma la politica fiscale comunitaria, vincolata dalla ricerca della unanimità, non è riuscita a garantire l’equiparazione. Solo qualche Stato isolato, contravvenendo alle regole di Bruxelles, si è mosso autonomamente. Anche l'Italia, dopo Francia e Lussemburgo, ha esteso l’aliquota IVA super-ridotta prima ai libri elettronici, realizzando l'auspicio degli editori: "un libro ė un libro", e poi dal 2016 anche ai giornali.
Ebbene, nel corso dell’Ecofin di ottobre, le istituzioni europee sono finalmente riuscite a trovare l’unanimità su una proposta di direttiva che riconosce il diritto degli Stati membri a equiparare il trattamento IVA delle pubblicazioni digitali a quelle cartacee.
Con la prossima pubblicazione della direttiva verranno superati gli effetti delle sentenze contro Francia e Lussemburgo (Casi C-479/13 e C-502/13) per lo strappo sull’IVA agevolata e l’Italia non rischierà una condanna.
La nuova direttiva riconosce che pubblicazioni stampate ed elettroniche, pur differendo per quanto...