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Imposte e tasse 27 Dicembre 2018

IVA da studi di settore e compatibilità con la normativa europea


Nel corso dell'anno 2018 è emerso il primo caso nazionale in cui è stata portata all'attenzione della Corte di Giustizia Europea la questione della compatibilità delle norme interne con la normativa europea in ordine alla maggiore IVA derivante da accertamenti fondati sugli studi di settore. La vicenda trae origine da un avviso di accertamento notificato a un professionista, con il quale l'Agenzia delle Entrate accertava maggiori compensi, proprio attraverso gli studi di settore e la conseguente IVA sulla maggiore base imponibile. Il contribuente, nel ricorso presentato alla Commissione tributaria provinciale, ha peraltro contestato che la maggiore IVA accertata non era rispondente a criteri di proporzionalità e coerenza con l'attività esercitata. Il giudice di prime cure, sulla base di tali indicazioni, ha sottoposto la questione alla Corte di Giustizia UE. Il rinvio è stato operato ai sensi dell'art. 267 del TFUE che consente agli organi giurisdizionali degli Stati membri, qualora lo reputino necessario, di domandare alla Corte di pronunciarsi su una questione. Il tema ruota attorno al principio di proporzionalità e neutralità che regola il meccanismo dell'IVA e che, di fronte a un accertamento che individua un volume d'affari “presunto”, si potrebbe ritenere violato in quanto il contribuente accertato è l'unico soggetto inciso dal tributo. La questione sollevata...

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