Come a tutti noto, il ruolo del professionista è notevolmente mutato negli ultimi anni; se a ciò si aggiunge la pandemia che ha costretto il mondo intero ad assumere provvedimenti mai presi prima, pensiamo al lockdown, è ovvio che tutto è cambiato, noi come individui siamo cambiati, noi come consumatori siamo cambiati, così come sono cambiate le aziende e il modo di condurre le stesse da parte del management.
A dire la verità già in passato vi era stata un’avvisaglia della precarietà del nostro sistema industriale. Tutti ricordiamo la vicenda del vulcano islandese che nel 2010 si è svegliato improvvisamente. Questo ha portato a un blocco dei voli per giorni, una situazione senza precedenti, tutto fermo, compresi i ricambi, gli approvvigionamenti, fermo tutto, compreso le aziende.
E qui che vi è l’evidenza che le esigenze delle imprese e le richieste di assistenza rivolte al professionista possono mutare da un momento all’altro, e senza preavviso. Quindi anche il professionista deve essere pronto al cambiamento per fornire risposte a domande nuove, mai ricevute in precedenza.
Secondo uno studio del governo britannico “Fast Future”, in nomen nominis come direbbero i latini, nel 2030 il 30% dei lavori che svolgiamo oggi non esisteranno più ma saranno rimpiazzati da nuove figure: si parla dell’agricoltore verticale, del broker del tempo, personal brander, una...