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Imposte e tasse 14 Ottobre 2021

La Cassazione torna ancora sulle fatture generiche

Una recente sentenza fornisce ulteriori spunti sugli effetti delle descrizioni troppo generiche all'interno delle fatture.

La Corte di Cassazione, Sezione III^ penale, con la sentenza 27.09.2021, n. 35469, ha affrontato il caso di costi ritenuti non documentati a seguito dell'eccessiva genericità della descrizione in fattura. Nel caso trattato, peraltro, si trattava di importi rilevanti, tanto da oltrepassare la soglia penale e da configurare, per il legale rappresentante, il reato di dichiarazione infedele ai sensi dell'art. 4, D. Lgs. 74/2000. I giudici di legittimità, pur accogliendo alcune tesi del contribuente in relazione ad altre fattispecie contestate, ribadivano l'assoluta illiceità della “deduzione di costi risultanti da fatture assolutamente generiche e prive dei requisiti di legge”. La questione non è di poco conto e risulta piuttosto frequente negli accertamenti tributari. Il contenuto minimo della fattura viene sancito dall'art. 21, c. 2, D.P.R. 633/1972 il quale, in ordine alla descrizione, fa riferimento alla natura, quantità e qualità dei beni e dei servizi oggetto dell'operazione. Se è vero che, in caso di cessione di beni, è facile comprendere come sia essenziale e ovvia la necessità di un'estrema analiticità della descrizione, ci si chiede fino a che punto tale analiticità debba spingersi nel caso di prestazione di servizi. È proprio sulle prestazioni di servizi, infatti, che ruotano le maggiori contestazioni da parte degli organi verificatori. La fattura...

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