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Coop e terzo settore 06 Agosto 2026

La contabilità analitica degli ETS definisce bilanci e regime fiscale

Le linee guida dei commercialisti per la contabilità degli ETS. Dalle regole per i bilanci dimensionali alla tipicità degli schemi, fino al piano dei conti per sostenere la non commercialità delle attività ex art. 79 CTS.

La Riforma del Terzo settore ha impresso una profonda discontinuità rispetto al passato. Se nella disciplina previgente il rendiconto annuale rappresentava prevalentemente un adempimento interno o limitato a esigenze tributarie, nel nuovo assetto delineato dal Codice del Terzo settore (D.Lgs. 3.07.2017, n. 117 - CTS) il bilancio assume un ruolo strategico di pivot informativo dell'intera organizzazione. Dal bilancio e dalle sottostanti risultanze contabili dipendono, infatti, l'iscrizione e il mantenimento della qualifica nel Registro unico nazionale del Terzo settore (RUNTS), la sussistenza della personalità giuridica, l'individuazione del regime fiscale applicabile, l'insorgenza degli obblighi di controllo interno e revisione legale, nonché la trasparenza verso associati, donatori e collettività.Per garantire la rispondenza a tali complessi parametri, l'architettura contabile dell'ente deve basarsi su un piano dei conti strutturato "su misura", capace di tracciare le transazioni e canalizzarle distintamente secondo la destinazione gestionale, la natura corrispettiva o liberale dei proventi e il regime Iva/Ires di riferimento.Il recente vademecum pubblicato dal Consiglio e dalla Fondazione Nazionale dei Commercialisti guida enti e professionisti nell'impostare la contabilità in base alle dimensioni, all'assetto organizzativo e alla qualifica dell'ente. Il sistema si articola su 3 livelli dimensionali. Gli ETS con entrate superiori a 300 mila euro devono adottare la...

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