L'eventuale equivoco concettuale, tra inesistenza di un costo e difetto di inerenza, non inficia in alcun modo gli eventuali recuperi operati dall'Amministrazione Finanziaria, nel contesto di verifiche fiscali.
Ritenere, quindi, che l'asserito impasse terminologico possa prevalere sul substrato sostanziale di un'operazione, avente rilevanza ai fini della corretta ricostruzione delle debenze reddituali, è frutto di una erronea ricostruzione esegetica connotata da inaccettabili forzature difensive.
In tale ottica, la Suprema Corte di Cassazione, con la sentenza 17.07.2019, n. 19157, ha chiarito una importante questione, avente ad oggetto le specifiche doglianze afferenti all'erroneità di una sentenza in cui risultava, almeno secondo le ricostruzioni difensive, un'evidente confusione tra il concetto di inerenza del costo con quello della sua esistenza e che integra, com'è noto, un fattore logicamente e giuridicamente essenziale rispetto alla valutazione di un qualsivoglia elemento negativo del reddito.
Infatti, un costo per essere deducibile necessita della provata sussistenza di due elementi indispensabili che fanno essenzialmente riferimento alla stretta correlazione della spesa con l'attività d'impresa e alla preliminare certezza ed esistenza della stessa.
Nella corretta determinazione dell'inerenza di un costo non si può, quindi, prescindere dall'idonea qualificazione del binomio “spesa...