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Imposte e tasse 25 Luglio 2023

La Corte di Giustizia UE torna nuovamente sull’Iva nei Comuni

L’imposta di soggiorno pagata a un Comune non è “corrispettivo” del servizio reso alla collettività soltanto per il fatto che i relativi costi sono finanziati da detta imposta.

Dopo due sentenze “gemelle” del 30.03.2023 (cause C-612/2021 e C-616/2021) la Corte di Giustizia UE torna ad occuparsi della soggettività passiva Iva dei Comuni con la sentenza del 13.07.2023, causa C-344/2022, a dimostrazione di quanto sia complessa l’applicazione del tributo, o, meglio, quanto sia sfuggevole la perimetrazione dell’esercizio di attività economica, laddove il soggetto che percepisce compensi, corrispettivi, canoni, etc. sia un Ente pubblico. Peraltro, di quest’ultima sentenza (simili perplessità hanno suscitato anche le altre due di marzo) si nota, come si dirà, una minor penetrazione motivazionale nei precetti “fondamentali” della direttiva comunitaria Iva 2006/112/CE. Il caso oggetto della sentenza è emblematico di che cosa, in ambito Iva, costituisca il vero rischio fiscale negli Enti locali: non già l’evasione dell’imposta su operazioni attive “a valle”, quanto l’indebita detrazione “a monte” sugli acquisti, allorché l’Amministrazione Finanziaria disconosca la soggettività passiva nell’esercizio di un’attività che comporti “entrate” per l’Ente. Infatti, il giudice comunitario, approdato alla sentenza del 13.07.2023, è stato chiamato dai colleghi tedeschi a pronunciarsi in un procedimento interno scaturito da un accertamento nei confronti di un Comune per indebita...

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