La crisi di liquidità non evita all’impresa le sanzioni tributarie
L’imprenditore che non paga l’Iva per una crisi di liquidità ha poche possibilità di evitare di essere sanzionato anche penalmente. Tale impressione si ricava, ad esempio, dall'ordinanza n. 30679/2022 della Cassazione.
In Italia, l’omesso versamento dell’Iva è una delle violazioni più frequenti, nonostante l’art. 10-ter D.Lgs. 74/2000 abbia associato alla sanzione amministrativa anche quella penale e la Legge 231 contempli il reato di omesso versamento Iva nel catalogo dei reati presupposto.
Ma perché, con un tale minaccia sanzionatoria gli imprenditori continuano a non versare l’Iva? Buona parte dei casi riguardano piccole imprese dove gli imprenditori non hanno attuato nessun disegno fraudolento, ma non riescono a pagare. Le commissioni di merito sono piene, in effetti, di contenziosi avviati da imprenditori che non riescono a pagare l’Iva per carenza di liquidità.
L’Iva, per come applicata in Italia, sovverte il normale circuito finanziario pretendendo il pagamento dell’imposta al momento dell’emissione della fattura. Cioè, quasi sempre, prima che la fattura sia incassata.
Si crea, pertanto, uno stress sulla tesoreria dell’impresa soprattutto nei momenti di crisi e paradossalmente anche nelle fasi di crescita. Che fare allora in questi casi?
È vero che, in astratto, si potrebbe invocare una causa di forza maggiore (art. 6, c. 5 D.Lgs. 472/1997) per ottenere un’esimente, ma i giudici tributari sembrano orientati negativamente. Per la verità, l’argomento della crisi di liquidità indotta dai mancati pagamenti dei clienti è spesso valutato con favore nei...