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Gestione d'impresa 07 Agosto 2026

La delibera mancante travolge la cessione dell’unica azienda

L’inefficacia originaria del primo trasferimento si riflette sulla successiva vendita dell’azienda. Né la buona fede né l’iscrizione nel Registro delle Imprese consolidano un acquisto privo di valido titolo.

La cessione di un’azienda costituisce normalmente un atto di gestione. Quando, però, riguarda l’unica azienda e priva la società dell’attività imprenditoriale, supera la dimensione patrimoniale e può modificarne l’identità economica. L’ordinanza della Cassazione n. 24244, depositata il 30.07.2026, interviene su questo confine e chiarisce gli effetti dell’atto compiuto senza il coinvolgimento dei soci.La vicenda riguardava una S.r.l. attiva nella gestione di stabilimenti balneari e pubblici esercizi. L’amministratore aveva ceduto l’unica azienda a una società che l’aveva poi trasferita a un terzo. Secondo i giudici, la vendita aveva svuotato la società dell’attività produttiva, trasformandola in un soggetto meramente finanziario. Ricorreva, quindi, una modifica sostanziale dell’oggetto sociale, riservata ai soci dall’art. 2479, c. 2, n. 5 c.c.Non si tratta di una semplice autorizzazione interna. Il c. 4 impone per tali decisioni la deliberazione assembleare, escludendo la consultazione scritta e il consenso espresso per iscritto. La riserva impedisce agli amministratori di modificare autonomamente il programma imprenditoriale condiviso e attribuisce ai soci dissenzienti il diritto di recesso previsto dall’art. 2473 c.c.Il punto controverso riguarda gli effetti della cessione conclusa senza la preventiva deliberazione. Sul tema si confrontano 2 orientamenti:- il primo muove dall’art. 2475-bis c.c., che attribuisce agli amministratori la...

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