La Lectio magistralis del coronavirus - Secondo atto
A 2 anni dalla tragedia, leggendo i dati sulla pandemia, possiamo legittimamente aspirare ad un sano ottimismo. Si analizzano quindi altri insegnamenti che dovrebbe aver portato l'esperienza Covid.
Vivere il presente. Il riposo forzato di quei giorni, mi ha catapultato con nostalgia e stupore alle intense esperienze della mia fanciullezza in cui ero capace di “vivere il presente”. Mi azzuffavo con gli amici (non conoscevo però rancore), correvo, ridevo e scherzavo senza ansia legata al futuro. Quando stavo per strada a giocare, non esisteva nient’altro. Non avevo confidenza con i sensi di colpa. Oggi, a pensarci bene, viviamo gravati dal peso della “futurizzazione” interiorizzando il nostro lavoro, la nostra professione.
Ho compreso l'importanza dell’ozio produttivo. Fermarsi, passeggiare immersi nel verde, distendersi su un prato, scollegarsi dalla rete e collegarsi con sé stessi e le proprie emozioni, lavorando sulla propria interiorità. Nella nostra epoca iperattiva, segnata da un cronico affaccendarsi, non far niente sa di perdita di tempo. La pigrizia è infrazione del comandamento di efficienza e dell’imperativo categorico di ricavare sempre il meglio dal proprio tempo.
Rimediare. Di questa epidemia, vorrei custodire la lezione che se ho commesso un errore, devo ravvedermene immediatamente chiedendo scusa e non come ha fatto il Governo cinese sottacendo, creando più problemi di quanti ne avrebbe dovuti risolvere (l’Unione sovietica con Chernobyl, ricorderete, fece la stessa cosa). Riflettere che un po’ di sano egoismo non guasta. Avere del tempo per la mia formazione,...