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Gestione d'impresa 11 Novembre 2019

La non ovvietà della gentilezza

Quando si parla di vendita, trattativa, negoziazione, si elaborano tecniche, strategie, metodi. Ma a volte si trascura l'A-B-C, ossia la buona educazione. Senza le fondamenta, la casa crolla.

Spesso i partecipanti ai miei corsi di negoziazione e vendita mi chiedono se c'è qualche predisposizione innata. La “predisposizione” esiste solo per i fenomeni: Mozart, Leonardo, Dante, Maradona, Federer, Tiger Woods. Lavorando sodo e con il giusto metodo si possono ottenere buoni e anche ottimi risultati. E se poi hai anche il “dono” diventi un fenomeno come quelli che ho citato. Ma tutto nasce dal lavoro, dall'impegno, dalla perseveranza, dal giusto metodo. Viceversa, potrebbe esserci la “predisposizione” a non fare il commerciale: se a uno non piace incontrare persone o creare relazioni, probabilmente non è adatto a fare il commerciale. Aggiungerei un'altra dote, anche se sono un po' in imbarazzo a parlarne: la buona educazione e la gentilezza. Chi si pone direttamente nei confronti di un cliente (mi verrebbe da dire con chiunque) deve assolutamente avere ormai consolidato il concetto di “essere gentile”. Ora tutti voi penserete che io stia scrivendo una serie di ovvietà, per non dire di banalità. Bene: non vi sto dando la mia personalissima opinione, ma vi do la prova certa, matematica di ciò che affermo. Provate a rivolgere la seguente domanda a 100 persone che hanno un lavoro rivolto al pubblico, quindi venditori, professionisti, tecnici preposti all'assistenza, commessi di negozio, ecc.: “Tu sei educato e gentile con i tuoi clienti?” Nessuno ti...

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