L'attuale interesse per la criptovaluta ricorda molto da vicino quanto accadde con l'emissione delle prime banconote, avvenuta nel 1368 in Cina durante la dinastia Ming, ossia sotto la dominazione mongola. Fino a quel momento, in tutto il mondo si era sviluppato un concetto uniforme di moneta metallica il cui valore era dato dal peso e dalla purezza, con numerosi vantaggi (standard, liquidità) ma anche gli svantaggi dovuti alla quantità fisica di denaro da portarsi appresso in spiccioli. Quest'ultimo aspetto era molto sentito in Cina, dove le tasche e le bisacce rimasero a lungo proibite per motivi di controllo sociale: infatti le monete cinesi hanno tuttora un foro centrale, il cui scopo era infilarci un cordone, formare una sorta di collana e consentirne il trasporto.
Al suo apparire, la banconota cinese fece faville. E non solo per le dimensioni e l'aspetto, simile a un foglio A3 di carta di riso azzurra e rosa. Tra sigilli, ammonizioni ai falsari e proclami, una delle facce recava il disegno delle pile di monete che consentiva di ricavarne il valore (1.000 denari), e soprattutto ne garantiva al portatore il pagamento a vista con le risorse del tesoro imperiale. Già c'erano stati tentativi simili da parte di signori locali, ma fu quest'ultimo aspetto del pagamento imperiale a vista che fece la differenza, oltre alla comodità di trasporto che dicevamo prima.
Sappiamo come finì (o non finì). Nonostante un...