La profonda crisi economica globale causata dalla pandemia in corso richiede misure straordinarie in grado di creare uno shock positivo nell’economia. Tra queste, una delle più urgenti è quella di riformare radicalmente la fiscalità d’impresa.
Tale riforma viene considerata una priorità per i seguenti motivi:
ruolo fondamentale delle imprese nella crescita economica e sociale del Paese;
importanza della quota di gettito originato dal mondo delle imprese: imposte (IRPEF, IRES) sui profitti, IRPEF su stipendi e salari del settore privato, IVA generata dai beni e servizi prodotti e consumati in Italia, imposte sostitutive su dividendi ed interessi;
potenziale fattore di traino delle imprese per il livello di modernità del Paese: investimenti in tecnologia, digitalizzazione e R&S.
A fronte di questo scenario, abbiamo un sistema tributario per le imprese oneroso, spesso penalizzante, caratterizzato da un basso livello di attrattività economica (128° posto su 189 del PWC Paying Taxes 2020 Report).
I nodi da sciogliere all’interno del sistema fiscale italiano sono i seguenti:
un cuneo fiscale intorno al 46% con la media dei Paesi OCSE al 34,6%;
un livello di total tax & contribution rate del 59,1% con una media mondiale del 40,5%;
238 ore dedicate dall’uomo al lavoro amministrativo, contro una media europea sotto le 200;
una produttività del lavoro di 47 dollari, contro i 60 della...