La tassazione dei capitali implica scelte di politica fiscale che hanno ricadute sulle scelte individuali e collettive attinenti al risparmio, la propensione a investire e la dinamicità imprenditoriale. Da queste scelte scaturiscono risvolti macroeconomici evidenti. Difatti, la propensione a risparmiare e ad investire può rendere un contesto economico più o meno dinamico con effetti sulle altre variabili macroeconomiche, come ad esempio il tasso di disoccupazione. La forza economica e il benessere di un contesto socioeconomico possono essere influenzati da tali decisioni e dai loro effetti, a volte distorsivi.
Nei Paesi OCSE, stando alle ultime statistiche che prendono a base dati in buona parte del 2018, la tassazione media dei capitali si aggira intorno al 29%. Ciononostante, il ventaglio di aliquote applicate varia in modo considerevole: si varia da un minimo del 9%, come accade in Lituania, fino ad arrivare al 50% di aliquota potenzialmente applicabile in Canada.
Usualmente, nei Paesi anglosassoni la tassazione dei redditi di capitale tende a essere superiore rispetto alla media OCSE, mentre nell’Est Europa e in Irlanda le aliquote applicabili sui redditi di capitale, e sul capitale in genere, tendono ad essere inferiori, talvolta anche di molto.
In Europa le aliquote più alte si riscontrano nei seguenti paesi: Danimarca (47%), Francia (47%), Svezia (45%), Belgio (45%), Germania (33%), Norvegia (30%) e Italia (30%). Sopra si è...