Nessuno poteva prevedere ciò che è accaduto e non tutti erano preparati allo “sconvolgimento procedurale” lavorativo conseguente: chi già attrezzato con tecnologia cloud e comportamenti quotidiani riconducibili allo smart working (no telelavoro) non ha avuto particolari difficoltà ad adattarsi al lavoro da casa. Altri, di indiscussa professionalità ma digitalmente impreparati, hanno subito il contraccolpo almeno in termini economici per trovare la prima soluzione di emergenza che consentisse di continuare a fornire quel servizio di qualità che contraddistingue ogni studio professionale.
Videoconferenze interne e con la clientela, documenti online a disposizione dello studio e dei clienti, prima nota digitale, chat bot, powerBI, planner adempimenti, e-commerce, pagamenti elettronici e così via; una “contezza” di ciò che la tecnologia può offrire a tutto vantaggio dell'efficienza e dell'efficacia. Eppure, qualcosa non ha funzionato: ci si è dovuti confrontare con le conseguenze psicologiche indotte da un blocco della libertà di movimento. a volte abbiamo scoperto piacevoli conferme sulla produttività nostra e dei nostri collaboratori, altre abbiamo dovuto invece affrontare le delusioni di chi si riteneva all'altezza del ruolo ricoperto all'interno dello studio e fino a quel momento diversamente misurato.
Uno sconvolgimento che fa riflettere sulla necessità di essere sempre più preparati in materia digitale, che tutta la squadra dovrebbe masticare a colazione, pranzo e cena. E allora? Formazione, formazione e ancora formazione. Formazione sia sull'utilizzo degli strumenti che sulla conoscenza della tecnologia esistente e che verrà e di ciò che può fare. Solo così si potrà raggiungere quella consapevolezza necessaria per prendere le giuste decisioni volte a risolvere un problema attuale, ma con un occhio rivolto al futuro, a ciò che accadrà tra qualche anno. E in materia digitale le novità non mancano, a partire dall'obbligo di ordinativi solo elettronici nella Sanità, alla fattura elettronica europea, ai prossimi documenti di trasporto digitali, alla nuova Direttiva Europea sui servizi di pagamento PSD2 e così via.
Il nuovo mercato che noi e i nostri clienti dobbiamo affrontare sarà sempre più digitale: tralasciando le medie e grandi imprese (che hanno risorse per assumere figure ad hoc, adeguando le procedure all'evoluzione indotta dalla normativa e dal mercato), le piccole e piccolissime realtà imprenditoriali (rappresentanti la quasi totalità del mercato italiano e presenti in grande percentuale all'interno degli studi professionali) non hanno né le risorse né la consapevolezza di ciò che accadrà. Di certo tutti oggi hanno capito che il digitale può essere di aiuto, ma hanno bisogno di qualcuno che li accompagni in questo nuovo mondo inesplorato, che suggerisca come modificare i propri modelli di business per adattarli al nuovo contesto di luoghi e spazi, di regole e comportamenti.
Come in un mare in burrasca, oggi più che mai l'azienda ha bisogno del giusto timoniere per traghettare la nave in acque tranquille e più pescose. Se non lo faremo noi, ci penserà qualcun altro.
