Vi è capitato di perdere un cliente seppure l’abbiate coccolato per anni? Non vi ha mai contestato un addebito, siete stati sempre cordiali, premurosi e, ciononostante, vi rimpiazza con un collega meno oneroso. Qual è la vostra reazione?
È capitato a tutti di vedersi revocare l’incarico professionale ed essere sostituiti. “Niente di personale. Sto cercando solo di risparmiare”. Qual è il nostro primo giudizio sul collega? “Che st…o! Mi ha sottratto un cliente”. È frustrante vedere come tutto l’impegno profuso si disperda nella penombra di una parcella scontata. La reazione emotiva più comune è di avversione verso il cliente e il professionista che etichettiamo come “traditori”. Convinto che anche le esperienze più scottanti possono insegnarci qualcosa, da quest’ultima vorrei tentare di “aprire nuove porte” professionali.
Come prima cosa, c’è un giudizio negativo da superare: senza rendercene conto, siamo vittime illustri di dinamiche linguistiche e comportamenti che rafforzano i nostri pregiudizi. Ad esempio, viviamo il rapporto con i colleghi come una “competizione”. Nella maggioranza dei casi, il significato ha una connotazione negativa che compromette la reale percezione della realtà. Concorrente non è chi sgomita o rema contro di noi “sottraendoci clienti” (come ci ricorda l’etimologia latina della parola “concurrere”, composta da “cum” che significa insieme e “currere” correre), ma è colui che tende al nostro medesimo fine. È uno di noi, che con la nostra stessa passione, vive le...