Rileggendo il testo dell’attualissima e immortale canzone di Lucio Dalla, ho trovato molti riferimenti a quello che sta bollendo in pentola per lo scottante tema del risanamento delle imprese in crisi: “L’anno vecchio è finito, ormai, ma qualcosa ancora qui non va”.
Nel marzo del 2019 sono entrate in vigore le norme civilistiche che stabiliscono l’obbligo cogente, per le imprese e le società di dotarsi di adeguati assetti organizzativi finalizzati alla precoce diagnosi della crisi e alla tempestiva adozione di provvedimenti per il suo superamento.
Tra agosto e ottobre 2021 abbiamo appreso che la temutissima procedura di allerta sarebbe slittata al 31.12.2023, che la nomina degli organi di controllo delle Srl (tutte?) avrebbe trovato attuazione con la approvazione dei bilanci relativi al 2022 e che la riforma della crisi di impresa (con quale testo?) entrava a regime dal 16.05.2022.
A completamento del quadro, il 15.11.2021 hanno preso il via le nuove procedure di composizione negoziata della crisi e del concordato semplificato grazie ai circa 40 esperti presenti in tutta Italia che, in soli 2 mesi scarsi si sono formati con 55 ore di corsi specifici e hanno dimostrato di possedere i requisiti aziendalistici e di esperti di procedure.
Nel frattempo, il 28.09.2021 il Ministero della Giustizia ha emanato un decreto che contiene una check-list e un test per una diagnosi di profondità della crisi: i contenuti della check-list mettono in evidenza un gap culturale profondo tra quanto dovrebbe essere fatto da parte delle aziende e quanto, invece, non viene fatto per dotarsi di adeguati assetti organizzativi. Tale constatazione avrebbe dovuto spingere il legislatore a generare un ulteriore periodo di attesa della messa a...