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Imposte e tasse 17 Dicembre 2020

L'antieconomicità ai tempi del coronavirus

La crisi aggravata dalla pandemia non finirà al cessare dello stato di emergenza e per molte imprese dei settori più “contaminati” dal virus le difficoltà potrebbero continuare per un tempo più lungo.

Il legislatore fiscale nel corso degli anni ha messo a punto una serie di strumenti per individuare e “colpire” le aziende che vivono sul mercato in condizioni antieconomiche: la disciplina delle società di comodo (art. 30 L. 724/1994), la disciplina delle società in perdita sistemica (art. 2, cc. 36-decies e 36-undecies D.L. 138/2011), gli indici sintetici di affidabilità fiscale c.d. ISA (art. 9-bis D.L. 50/2017), la disciplina fiscale sulla deducibilità delle perdite su crediti (art. 101, c. 5 del Tuir) e sull'indeducibilità della svalutazione delle partecipazioni (art. 101, c. 1 del Tuir), il regime di riportabilità delle perdite fiscali pregresse in caso di fusioni societarie (art. 172 del Tuir), e in generale tutte le misure fiscali che limitano la deducibilità di categorie dei costi in funzione della redditività aziendale (come la disciplina degli interessi passivi ex art. 96 del Tuir). Queste regole mirano da un lato a ostacolare la permanenza sul mercato delle imprese “antieconomiche”, obbligandole a pagare imposte su redditi che non sono stati effettivamente conseguiti, dall'altro, spostando su tali soggetti l'onere di dimostrare che l'antieconomicità della gestione è una conseguenza di affari non redditizi o di politiche di investimento e non già di evasione. A causa del coronavirus la platea delle imprese “antieconomiche” si...

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