Riassumiamo la situazione: il debito complessivo mondiale è salito nel 2019 di 10.000 miliardi di dollari, raggiungendo 225.000 miliardi, equivalente al 322% del PIL mondiale, cresciuto del 40% rispetto al 2008. Le previsioni del Global Debt Monitor ci dicono che quest’anno il debito salirà di 20 punti, portandosi al 342%. In gran parte il nuovo debito sarà generato dalle economie avanzate: USA, Giappone ed Europa, per intenderci, con il contributo della Cina.
Sono dati che non fanno altro che confermare le nostre incerte percezioni: andiamo verso una profonda fase di trasferimento sulle future generazioni de debito relativo al livello di benessere che oggi non vogliamo abbandonare. Non è una critica all’incapacità di riconsiderare la nostra vita e il nostro livello di consumo. So bene che siamo tutti propensi a considerare il futuro in termini positivi, a immaginare una progressiva, seppur lenta, capacità di superare la crisi e di trasmettere ai nostri giovani le risorse adeguate per una vita felice. Questa volta, però, non saranno esattamente rose e viole, poiché questa improvvisa ondata di accumulo di debito arriva subito dopo quella che si è originata dal 2010, per motivi strettamente economici e non sanitari. Il sommarsi dei due eventi rischia di avere conseguenze strutturali sulla “dotazione” che lasceremo ai nostri figli e nipoti.
Alla fine di tutti i discorsi che si ripetono...