Le potenzialità commerciali di questo straordinario momento sono elevate; la soddisfazione dei bisogni nasce solo tramite una ricerca in rete. Ciò induce le aziende ad essere per forza “autentiche” e a comunicarsi in tal modo.
Il marketing è illusorio per natura e definizione. Le imprese tendono a mostrarsi nel modo migliore, omettendo dettagli che potrebbero compromettere la propria immagine. Tuttavia, è in corso una nuova epoca di alfabetizzazione mediatica: gli avventori evitano le tradizionali forme comunicative e sono più scettici. Il 60% di loro compera prodotti che riflettono il proprio pensiero; il 78% crede che si possa perseguire buone cause e al contempo fatturare; il 59% cerca di acquistare da ditte responsabili; il 70% si procura più volentieri prodotti locali.
La pandemia sta trasformando le condizioni di spesa. Si sceglie un preciso marchio perché lo si pensa adatto a soddisfare la voglia di vivere una certa emozione. La smania di genuinità appare tra i motivatori emozionali importanti che guideranno i comportamenti futuri con un coerente aumento di fiducia ed effetti palesi. Nell'atteso risanato futuro le imprese dovranno provare di essere autentiche e progettare un'articolata tattica che soddisfi almeno 3 criteri: dovranno apparire “umane”, stimolare conversazioni on e offline, ma, soprattutto, ergersi “contro qualcosa”. Troppo spesso ci si fa promotori di iniziative benefiche, cercando di dimostrare di essere “gentili, buoni”. L'effetto di questo attivismo sul comportamento di acquisto è però praticamente irrilevante. Spesso si dimentica di definire l'antagonista, il...