Il provvedimento più discusso sinora adottato dall’attuale Governo è sicuramente costituito dalla mancata proroga del taglio alle accise sui carburanti varato dal precedente Esecutivo.
Una decisione impopolare che ha provocato un brusco innalzamento del prezzo della benzina ma che, soprattutto, ha suscitato nell’opinione pubblica il solito moto d’indignazione legato alle componenti anacronistiche di quest’imposta: dalla guerra coloniale in Etiopia all’alluvione di Firenze, dalla crisi di Suez al disastro del Vajont.
Caratteristica, quest’ultima, che fa delle accise una delle misure fiscali più odiate dagli italiani e, al contempo, una delle più “gettonate” e facilmente spendibili per la propaganda politica di casa nostra.
In realtà le accise non sono una peculiarità italiana, ma rappresentano un’imposta indiretta presente in tutti gli Stati dell’Unione Europea.
Una direttiva comunitaria ne fissa i livelli minimi di imposizione seguendo un percorso graduato che decresce in base all’impatto ambientale: si parte da benzina e diesel e si arriva ai combustibili rinnovabili di origine non biologica, passando per gpl e metano.
È però vero che l’Italia è il Paese con le aliquote più alte, grazie ad una componente fiscale che supera il 50% e che nel 2019 (l’anno che ha preceduto gli accorgimenti e gli effetti congiunturali della...