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Gestione d'impresa 15 Maggio 2020

Le chiamavano RSA

Al di là dei tragici eventi di questi giorni, lo spaccato ci presenta strutture in piena emergenza da correggere e riformare.

Uno degli aspetti più dolorosi e inquietanti del flagello coronavirus che si è abbattuto nel nostro Paese, è stata la morte a seguito di contagio da Covid-19 di oltre 1.000 ospiti delle RSA in Lombardia. Senza entrare nel merito di questi tragici accadimenti, per i quali si preannunciano, in ogni caso, sanguinose battaglie giudiziarie, è opportuno richiamare l'attenzione sull'assetto giuridico e organizzativo di questi istituti, finiti inevitabilmente nell'occhio del ciclone. Le Residenze Sanitarie Assistenziali sono strutture sociosanitarie dedicate ad anziani che necessitano di assistenza medica, infermieristica e riabilitativa, sia essa generica o specializzata. Vengono spesso confuse con le Case di Riposo che invece accolgono ospiti in tutto o in parte autosufficienti e sono caratterizzate da un forte elemento di socialità, essendo previste attività ludiche, ricreative o culturali come gruppi di lettura, balli, gite e giochi. In tali strutture, pertanto, non è necessario un presidio medico h 24, bastando la sola presenza del personale infermieristico. Al contrario, nelle RSA, data la non autosufficienza degli ospiti, deve essere garantita una costante presenza medica e infermieristica, oltre che un aiuto continuativo per garantire lo svolgimento delle attività quotidiane, in primo luogo, la cura e l'igiene personale dei residenti. Negli ultimi anni la composizione del personale RSA ha subito...

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