Oltre sette anni sono passati dall'entrata in vigore della cedolare secca sulle locazioni abitative e il bilancio è sicuramente positivo, tanto da spingere il legislatore a estenderla ad alcune tipologie di immobili commerciali. Non mancano però casi controversi in cui l'Agenzia delle Entrate contesta l'applicazione del regime agevolato introdotto dal D. Lgs. 14.03.2011, n. 23. Si tratta, in particolare, dell'applicazione della tassa piatta alle locazioni abitative in cui il locatario è un'impresa. In più occasioni, l'Amministrazione Finanziaria ha elevato contestazioni asserendo che la situazione soggettiva del conduttore preclude l'accesso all'applicazione della cedolare secca, pur riferendosi il contratto di locazione a un immobile abitativo. Il caso più classico è quello del contratto stipulato dall'impresa per concedere l'utilizzo del bene a un proprio dipendente, che lo utilizza quale dimora abituale.
Anche in una recente risoluzione (Ris. 17.05.2019, n. 50/E), l'Agenzia delle Entrate, di fronte a un'istanza di consulenza giuridica sull'applicazione delle nuove norme previste dalla legge di Bilancio 2019, che ha esteso la cedolare secca agli immobili di categoria C/1 con determinati requisiti, ha colto l'occasione per puntualizzare che, per applicare l'art. 3 D. Lgs. 23/2011, occorre aver riguardo anche all'attività del conduttore. In buona sostanza, se il...