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Imposte e tasse 24 Ottobre 2019

L’effetto BEPS nel rapporto tra giurisdizioni fiscali

Dal 2013 l’OCSE ha costantemente dedicato tempi, sforzi e obiettivi al problema dei paradisi fiscali, senza dimenticare i giochi di forza e di potere spesso determinanti per i destini di un Paese.

Da tempo sembra che l’unico problema dei Paesi ad alta e altissima tassazione sia quella di imbastire una vera e propria ragnatela normativa finalizzata alla disincentivazione degli investimenti nei paradisi fiscali. Come si legge nei vari documenti in materia, pare che l'obiettivo consista nell'eliminare o isolare questi Paesi che sarebbero il maggior problema fiscale attuale. Tuttavia, e in estrema sintesi visto lo spazio a disposizione, sarebbe il caso di osservare il fenomeno considerandolo nella sua interezza. Naturalmente vi sono differenze tra i Paesi a bassa tassazione e i paradisi fiscali per come vengono definiti e intesi. Infatti questi ultimi non avrebbero una tassazione societaria ma, va sottolineato, gestiscono e governano i propri territori di solito in modo efficiente, imponendo una minima tassazione indiretta oppure una tassazione minimale sui capitali di derivazione estera. I territori a bassa tassazione sono spesso Paesi dove la tassazione è mantenuta a livello inferiore alla media con lo scopo di attrarre investimenti dall’estero, i quali potrebbero assumere la forma di investimenti brownfield e greenfield. Strategia quest’ultima adottata in passato dall’Irlanda, per esempio, e ora imitata da altri Paesi. Occorre aggiungere che le liste dei cosiddetti paradisi fiscali presentate in Europa potrebbe non essere state stilate in modo oggettivo. Infatti in alcuni casi le liste potrebbero non includere tutti i paradisi...

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