L’equilibrio finanziario è sempre e solo un equilibrio di tesoreria
L’impresa è in equilibrio fino a quando riesce a pagare i propri debiti alle regolari scadenze. Questo è possibile solo utilizzando i flussi di cassa generati dalla gestione corrente o straordinaria, oppure sostituendo l’indebitamento estinto con altro indebitamento.
L'analisi finanziaria classica considera un'impresa in equilibrio quando è ben capitalizzata e il tempo di rimborso delle fonti finanziarie è coerente con il ritorno economico degli investimenti.
Questa interpretazione appare incapace di interpretare del tutto le reali dinamiche finanziarie. Basti pensare alle numerose imprese che pur in deficit patrimoniale continuano a operare, in qualche caso anche con successo, o imprese commerciali con capitali circolanti negativi che non subiscono particolari tensioni.
Il limite di questo approccio deriva da un’incongruenza concettuale. Le voci di bilancio sono, infatti, analizzate sulla base della loro scadenza tenendo conto solo dell’aspetto formale e giuridico. In realtà le grandezze di bilancio sono contraddistinte da stock rotativi, conseguenti al funzionamento dell’azienda, che rinnovandosi nel tempo sono stabili per genere.
In realtà, la verità può sembrare banale, ma un’impresa è in equilibrio finanziario nella misura in cui riesce a pagare regolarmente i propri debiti alle scadenze contrattuali.
Questo è possibile utilizzando i flussi di cassa positivi generati dalla gestione corrente e/o straordinaria oppure sostituendo l’indebitamento estinto con altro indebitamento.
Se il capitale sociale rimane invariato, l’equilibrio finanziario per macro categorie può essere rappresentato dalla formula:
Nuovi investimenti -...