Per quanto tempo un contribuente deve rimanere esposto ai poteri ispettivi del Fisco? Sulla questione, che si credeva risolta, la parola passa alle Sezioni Unite della Corte di Cassazione.
Come è noto, l'azione del Fisco trova un limite decadenziale nel termine quinquennale (salvo occasionali proroghe come quella derivante dagli eventi connessi al Covid-19) fissato dall'art. 43 D.P.R. 600/1973. Il tema diventa delicato quando gli accertamenti coinvolgono poste che hanno effetti contabili o fiscali pluriennali, come i ratei delle svalutazioni crediti delle banche, gli ammortamenti, le plusvalenze rateizzate e simili, ma anche l'utilizzo delle perdite fiscali e le detrazioni pluriennali per le agevolazioni fiscali delle persone fisiche.
Su tale tema è sempre esistito il dubbio che il termine dell'accertamento debba avere a riferimento il periodo fiscale di sostenimento dell'onere e non il periodo fiscale in cui la deduzione o la detrazione è concretamente esercitata. Per meglio capire le 2 ipotesi, immaginiamo l'acquisto di un fabbricato nell'anno 2020 (dichiarazione 2021). Il termine per l'accertamento scade dopo 5 anni dalla dichiarazione 2021 o dopo 5 anni da ciascun anno in cui è dedotta una quota di ammortamento. E nel caso dei terreni? O degli avviamenti dei soggetti IAS che sono soggetti ad impairment? Aderendo alla seconda ipotesi, c'è il rischio concreto di rimanere esposti all'azione del Fisco a tempo indeterminato e di trovarsi, al momento del controllo, privi di qualunque possibilità di difesa per aver eliminato i documenti contabili o l'accesso agli archivi...