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Imposte e tasse 11 Febbraio 2021

Limiti all'accertamento posticipato

Per quanto tempo un contribuente deve rimanere esposto ai poteri ispettivi del Fisco? Sulla questione, che si credeva risolta, la parola passa alle Sezioni Unite della Corte di Cassazione.

Come è noto, l'azione del Fisco trova un limite decadenziale nel termine quinquennale (salvo occasionali proroghe come quella derivante dagli eventi connessi al Covid-19) fissato dall'art. 43 D.P.R. 600/1973. Il tema diventa delicato quando gli accertamenti coinvolgono poste che hanno effetti contabili o fiscali pluriennali, come i ratei delle svalutazioni crediti delle banche, gli ammortamenti, le plusvalenze rateizzate e simili, ma anche l'utilizzo delle perdite fiscali e le detrazioni pluriennali per le agevolazioni fiscali delle persone fisiche. Su tale tema è sempre esistito il dubbio che il termine dell'accertamento debba avere a riferimento il periodo fiscale di sostenimento dell'onere e non il periodo fiscale in cui la deduzione o la detrazione è concretamente esercitata. Per meglio capire le 2 ipotesi, immaginiamo l'acquisto di un fabbricato nell'anno 2020 (dichiarazione 2021). Il termine per l'accertamento scade dopo 5 anni dalla dichiarazione 2021 o dopo 5 anni da ciascun anno in cui è dedotta una quota di ammortamento. E nel caso dei terreni? O degli avviamenti dei soggetti IAS che sono soggetti ad impairment? Aderendo alla seconda ipotesi, c'è il rischio concreto di rimanere esposti all'azione del Fisco a tempo indeterminato e di trovarsi, al momento del controllo, privi di qualunque possibilità di difesa per aver eliminato i documenti contabili o l'accesso agli archivi...

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