L'impatto dell'intelligenza emotiva sulla qualità delle prestazioni
Il conflitto tra raziocinio ed emotività caratterizza da sempre l'essere umano. Alcune persone estremizzano l'uso del primo per reprimere e dominare le emozioni, mentre altre faticano a modularle, rimanendo in balia di esse.
Non si comprende mai appieno quanto il legame tra irragionevolezza e razionalità sia significativo e possa rivelarsi vincente. La prima conduce all'azione, la seconda porta a conclusioni. La mente effettivamente fa risolvere problemi, trovare connessioni, scegliere, decidere. Alla base del senno ci sono 2 grosse doti: una legata al modo in cui si governa sé stessi (la consapevolezza, la padronanza di sé e la motivazione) e una connessa al modo in cui ci si relaziona (l'empatia e l'esperienza relazionale).
Bisogna padroneggiare gli stati d'animo, ponendoli al servizio della ragione, dominando l'indole ed evitando possibili interferenze. Sono infatti 2 i rischi di contaminazione: quelle orientate alla sopravvivenza (la paura, la tristezza, la gioia, il dolore, ecc.) e quelle correlate al contesto sociale, all'educazione familiare, a come nel corso della vita si elaborano le sfide (l'agitazione, la vergogna, la gelosia, ecc.).
Identificare gli istinti e contenere gli entusiasmi per fare le giuste scelte è una capacità indispensabile per la carriera, anche più di un QI elevato. L'autodisciplina e il saper frenare il trasporto aiutano a cogliere le opportunità nei momenti difficili. Il fattore stimolante, la passione, la risolutezza e la convinzione per ciò che si è scelto di fare all'inizio dell'attività sono aspetti da ricordare sempre chiaramente.
Solo con il...