La Global Minimum Tax proposta dagli Stati Uniti prenderà in considerazione la redditività effettiva di un'azienda per determinare se una quota maggiore del suo reddito debba essere o meno tassata dai Paesi in cui opera: non si guarderà quindi soltanto ai ricavi generali delle multinazionali ma anche ai rispettivi indici di redditività. In altre parole, una specie di compromesso fiscale che dovrebbe riguardare un gruppo ristretto di imprese: le nuove norme fiscali potrebbero infatti applicarsi a non più di 100 multinazionali che soddisfano una duplice soglia, quella dei ricavi e quella sul margine di profitto indipendentemente dal loro settore di appartenenza.
Con tale proposta, l'Amministrazione Biden ha lanciato un progetto di compromesso che, di fatto, comporterebbe l’applicazione di un nuovo regime internazionale di tassazione dei profitti ma ristretto, come detto, a un centinaio di colossi e gruppi aziendali di rilevo globale.
L'obiettivo, infatti, è quello di indirizzare una tassazione globale extra non soltanto sulle imprese collegate al web, alla rete o al digitale, ma più in generale a tutte le società con il più alto potenziale di spostamento e/o trasferimento degli utili. A questo fine, il calcolo del margine di profitto aiuterebbe ad inquadrare le multinazionali con maggiori volumi di utili in continuo trasferimento.
Le aziende che rientrano nell'ambito del piano OCSE vedrebbero...